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Man Of The Week: Mauro Icardi, in area comando IO

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Nelle sue vene scorre il sangue blu, di quella  nobiltà calcistica, titolo dei reali, che appartiene ai più grandi, alla stirpe che, a quelle latitudini del mondo nasce con un sogno nel cuore e il calcio nel destino. Se sei Argentino, o sai ballare il tango o sai giocare al calcio. Lui il tango lo balla, in area di rigore però, una danza che rappresenta un esultanza continua parita dopo partita. Se nasci nel paese più affascinante della Terra, e sai giocare con la palla al piede, hai una missione quasi, devi fare qualcosa per il tuo popolo e per lo sport che lì, a casa tua, amano, anzi venerano come una religione. È la storia di Mauro Icardi, giunto forse al capitolo più bello della sua carriera. Nell’epoca dei falsi nueve, che vanno tanto di moda, a Milano che della moda ne è la capitale si sà, piace andare contro tendenza. Stile vintage e vecchie abitudini, un 9 di quelli veri e puri, messo lì al centro del mondo ( interista s’intende) e dell’attacco. Si muove poco dicono alcuni, non aiuta la squadra in fase di manovra aggiungono altri, ma segna, sempre, troppo e in tutti i modi. È questa la semplice e unica verità, Mauro è nato con questa missione ( tornando al discorso di prima), è come se il suo corpo già sapesse,  prevedendo tutto. Si muove per segnare, segna per Vivere, meglio, così aiuta i compagni, lo fa per sè, per sentirsi bene, anzi quasi apposto con se stesso e per la squadra. Poi c’è la mente oltre al corpo, che spesso nei fuoriclasse fà la differenza e lui a detta di alcuni, bisogna ammetterlo, fuoriclasse lo sta diventando. Una mentalità diversa, che si traduce in una conoscenza intuitiva del terreno da gioco, anzi dell’ultima parte, l’area di rigore, casa SUA. Conosce quella porzione di campo anche non necessariamente tramite una memoria visiva, anche senza vedere riesce a capire, gli spazi che le difese avversarie lasciano liberi, e sa mettersi lì e aspettare, basta dargli il pallone e poi correre ad abbracciarlo, il 9 non sbaglia quasi mai è una sentenza. Ultima puntata del suo film in neroazzurro è una prima da Oscar. All’Olimpico, l’inter non trova bottino pieno da 9 anni, si 9 anni! Tanto, forse troppo per una squadra come la banda Spalletti che ritrova il suo fresco passato. 9 come costante di un match nel segno del gol, e dei Bomber, quelli veri, grossi che lottano e sportellano con i dirimpettai difensori avversari. I giallorossi dominano e passano anzi sfondano il gigante bosniaco, Dzeko fa 1 a 0. Mauro osserva, lontano i suoi che affannano, hanno bisogno di aiuto, lui che è Argentino lo sa arde di passione spinto da quel fuoco sacro che brucia in quella terra, è il capitano, la personalità anche quella la prendi in dote se la tua città si chiama Rosario ( dov’è nato un altro discreto, calcia con il sinistro ed ha cambiato la storia del calcio) vorrebbe aiutare i compagni, ma non riesce, lui conosce un unico modo, in altri modi gli viene difficile, quasi innaturale. Nel secondo tempo però, cambia tutto, la partita si capovolge e la decide ancora LUI. Movimento tra le linee difensive, fazzoletto libero di campo, lui lo sa, conosce quell’area, controlla con il sinistro male, in equlibrio precario, ma rimedia con il destro, bene, palla in buca d’angolo ed è un abbraccio collettivo, tutti dal 9 e sul 9, adesso Mauro è contento, sa che anche i suoi compagni lo sono, lui sta facendo quello per cui è stato chiamato al mondo, sta svolgendo il suo compito, che però non è ancora finito. Perisic, va via sulla sinsitra e mette in mezzo per Mauro, in area come sempre, da solo, grave, gravissimo, si gira in 3 e 60° ( ve lo avevo detto, come se ballasse un tango sgraziato in area) e destro (il solito) che prende in controtempo il portiere romanista. Doppietta, un altra, ancora dopo l’uno due contro la Fiorentina, e rimonta alla lupa completata. 4 gol e primi bonus a raffica per i fortunati ad averlo in rosa. Si ha forse la sensazione che il ragazzo è pronto alla definitiva consacrazione, anche il suo CT finalmente se ne è accorto, aprendogli le porte del suo Paese, che ama e che porta con sè, nel cuore e nel destino. La caccia del re dei bomber è già aperta, rivuole lo scettro conquistato nel 2015. Nella giornata della tripletta dell’amico e compagno Dybala ( no non c’è bisogno di dire il suo paese di provenienza, e non è un caso), Mauro conquista di diritto il nostro titolo di Man Of The Week, dopo un avvio da “fantascienza, anzi da fantacalcio come piace a noi”, 4 gol in due partite, di destro, su rigore, di testa, in tutti i modi, segnare è il suo mestiere, è il suo messaggio di speranza per i suoi compagni, l’unico modo per dire, Io ci sono e sono qui per voi, datemi la palla io penso al resto. Dall’argentina, con una missione, il gol nel destino, l’area di rigore come casa in cui abitare, quasi 90 gol in Serie A, a soli 24 anni, numeri che parlano al posto suo, pronto a diventare un fuoriclasse ormai. È Mauro Icardi, il nueve di Rosario, che si muove poco,ma  che balla il tango e senga, tanto.



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