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Man Of The Week: Mauro Icardi, questo sono IO!

Finisce così. Maglia al cielo di Milano, lì in bella mostra agli 80 mila del S. Siro. In silenzio, lui e la sua numero 9, quasi irriverente, è un messaggio chiaro. Alla sua città, adottiva ormai, al mondo e a quell’angolo albiceleste, che mai lo ha messo al centro di tutto. È Mauro Icardi, l’argentina nel cuore e il gol nelle vene. Iniziando dalla fine, riavvolgiamo il nastro. Il film è sempre lo stesso però, la sala è da osar. Solo posti in piedi (non in paradiso, anzi per alcuni si) per una Scala stracolma e pronta, ad assistere ad uno dei derby più belli degli ultimi anni. Il premio per miglior attore non protagonista, va a Suso e compagni, che rispondono (o almeno provano) colpo su colpo alla banda Spalletti. Lo spagnolo ritrova l’abbraccio dei tifosi, dopo il mancino in buca d’angolo. La copertina però, se la prende lui. L’oscar alla scala, è la statuetta numero 9, che mostra i muscoli, e non solo. Più di tutti, meglio di tutti. Mauro graffia la difesa rossonera, che sanguina sotto i colpi del 9 di rosario. Il mostro è affamato, la sua tavola preferita è l’area di rigore, guai lasciarlo solo. Lì banchetta con una voracità senza freni, si nutre di esultanze. La prima arriva alla mezz’ora. Discesa con cross incorporato di un ritrovato Candreva, poi il resto. L’esplosione, la gioia, l’esultanza. È un gol da 9 puro, da somellier del gol, da intenditori veri insomma. Movimento del corpo in funzione del pallone. Lui sa che se passa, deve farsi trovare pronto. Il cross è forte, non serve potenza quindi, il pallone passa, e anche bene. Ha segnato Mauro Icardi. Come sempre, meglio di sempre. Ogni volta sembra più bello, l’inter chiude il primo tempo avanti, sulle spalle del suo bomber. I rossoneri, feriti, cercano di rimettere la testa fuori e respirare un pò. La boccata d’aria arriva dal mancino di Suso (finalmente) che dimostra di avere un discreto feeling con i cugini. Adesso il derby si incendia. Squadre lunghe, si va colpo su colpo. Gli spazi, inevitabilmente aumentano e le marcature si allargano. Male, malissimo. Il mostro, fiuta l’odore, l’occasione è lì. Mai lasciarlo solo, Perisic (suo fedele compagno di battaglia) lo sa, e ci mette poco per ricomporre il segmento della felicità. Sgomma su Musacchio, sterzata visiva, con la coda dell’occhio vede e sente Maurito. Lì, da solo, al centro del suo mondo, l’area di rigore. Conoscenza visiva della porta, e semisforbiciata volante sul traversone morbido del compagno. Mauro attinge altra sostanza dal suo enorme repertorio. Donnarumma fermo, e seconda spallata al match. La solita doppia di Maurito, ma non c’è tempo per esultare. Il Milan, cala l’asso, pardòn, il Jack di cuori, che in scivolata costringe Handa al meno 3. A San Siro è 2 a 2. Corsi e ricorsi storici, da Zapata a Bonaventura, passando per Perisic. La storia sembra ripetersi, un altro 2-2 milanese. Serve un alleato, che cambi le carte in tavolo. La sfortuna/fortuna (dipende dalla fede) si traveste nella maglia 68 rossonera. Rodriguez, quasi a tempo scaduto, scambia anticipatamente in area un abbraccio affettuoso al rivale di fascia D’ambrosio, che ringrazia e si sdraia. Penalty. Palla da una parte, portiere dall’altra. Il colpo del K.O lo firma, ancora lui. Icardi 3- Milan 2. Lui, da solo, con la sua numero 9, in vetrina, nel teatro forse, più bello del mondo. Il mostro, graffia e griffa il derby. Tutti lì a guardarlo, lui e la sua maglia. Il nove, con la 9, al gol stagionale numero 9. È la tabellina del gol, che Mauro conosce meglio di tutti. Ah la maglia è ancora lì, si può solo ammirare. È un messaggio, forte. A milano e al mondo, quello albiceleste. Mauro Icardi, l’argentina nel cuore, e il gol nelle vene. Questo sono IO.

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