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OUT VENTURA – TAVECCHIO, ecco tutta la verità

È la pagina più brutta del nostro calcio. Fa male. Malissimo. È difficile tornarci sopra, la ferita è ancora aperta, ma è impossibile non pensarci. L’autolesionismo si mischia alla voglia, lucida, di capire e ricostruire le tappe di un fallimento epocale.

Appena 7 sette giorni dall’incubo di San Siro, la verità viene a galla. Delle verità pesanti, scomode, dei retroscena incredibili, che passo dopo passo ci hanno spinto fuori dal mondiale.



LA FATAL MADRID

Iniziamo questa via crucis (sportiva s’intende) dal teatro del Bernabeu. Qui si consuma la scena del crimine, qui è dove tutto ha inizio. Gli azzurri e le furie rosse sono al comando del gruppo. Percorso netto e cammino a braccetto, visto il pareggio dell’andata per 1-1, a Torino. Unica discriminante, la differenza reti. Ovviamente a favore loro. La partita è vitale, Madrid, tutta rossa, il Bernabeu pieno come nelle occasioni di gala. Spagna con il classico 4-3-3, di inserimenti e qualità. E noi? 4-2-4. Come? Si, 4-2-4, Insigne-Belotti – Immobile e Candreva. Tutti inisieme contro la Roja. L’idea non è delle più fortunate, sembra un azzardo. 4 punte e due soli centrocampisti, in faccia ai maestri del palleggio, nella tana del Re. Lesa maestà, quasi un azzardo. E azzardo fù. Gli azzurri non entrano mai in campo, soffrono i movimenti senza palla dei folletti. Qualità e idee al potere, contro scarsa brillantezza. Soffriamo, pure tanto. Fino alla punizione di Isco, Buffon rivedibile (te lo perdoniamo Gigi, anzi grazie di Tutto!) e rossi avanti. La partita finisce qui. Ancora Isco e “l’italiano” Morata chiudono i giochi. Su quel piazzato del centrocampista real, cade il muro azzurro messo da Buffon, in tutti i sensi . Cade il muro delle nostre certezze. Iniziano a vedersi i fantasmi. La delusione di questa disfatta, ridimensiona il nostro gruppo. Non siamo all’altezza degli Spagnoli, dominatori in lungo e in largo in Europa. Nello stesso anno, finale persa della Juve contro il Real, e sconfitta, anzi lezione decisiva per il mondiale tra le due nazionali. Ma tutto questo si sapeva, e allora basterebbe tornare a quella famosa domanda. 4-2-4? Si, purtroppo si.

TUTTI UNITI. TRANNE UNO

Il momento è delicato. Il vento per i nostri ragazzi non tira come nelle più calde giornate estive. Il cielo sembra non essere più azzurro (sopra Berlino da tanto tempo ormai). Serve stare uniti, serve fare gruppo. A Torino arriva la Macedonia. Non serve più per il girone. La Spagna ormai ci ha condannato, difficilmente perderà punti (e infatti saprà solo vincere). Serve però dare una risposta, dare un messaggio forte. L’italia vuole dimostrare che non è quella vista a Madrid. E infatti fa pure peggio. Si cambia modulo, ma il gioco latita, il risulato ancora più brutto. Pareggiamo 1 a 1 a Torino, contro la Macedonia. Le tre sberle spagnole, hanno intaccato il morale di Gigi e compagni. Dovevano essere la scossa, l’elettricità per uscire dal tunnel, invece no, male, male e ancora male. Se non può arrivare dal campo, la risposta si può e si deve provare a costruirla fuori, nelle  sacre mura dello spogliatoio. Serve guardarsi negli occhi, serve parlarsi, chiarire le idee. Bisogna remare, uniti, per il Mondiale. Tutto il resto conta zero. Arrivano i vecchi. I senatori, i leader storici. Gigi, Daniele, la BBC, chiedono e ottengono una riunione, tra tutti i giocatori. Il confronto è di quelli forti, non si deve più sbagliare. Vecchi e giovani, per vincere insieme. Siamo l’Italia. Manca qualcuno? Si il mister Ventura, che però era a conoscenza di ciò. Tutto però inizia a contorniarsi di una strana atmosfera. Una riunione di soli giocatori, in un momento così difficile e importante. Forse è l’inizio della fine



SPAREGGIO ATTO PRIMO: LA PAURA DI CADERE, E LA QUASI FUGA

Si va allo spareggio. Si sapeva. Dall’urna esce la Svezia. Andata lì ritorno a Milano. Siamo l’Italia, la storia e il talento sono dalla nostra parte. Ci sono tutte le premesse per andare in Russia, si deve andare in Russia. La partita è spigolosa. L’allegria e l’esuberanza dei quattro attaccanti lascia spazio al 3-5-2 di Contiana memoria. Serve una partita intelligente, e razionale. Fin troppo verrebbe da dire. La gara si muove sul filo dell’equilibrio, tanto equilibrio. I muscoli e i gomiti degli svedesi sono poca cosa, neanche noi però siamo messi bene. In una squadra con poco talento, e scarse idee, il nostro uomo più tecnico, il nostro numero 10 resta in panchina. Giocherà solo gli ultimi 15 min, mezz’ala! Insigne mezz’ala, se non è follia poco ci manca. Può solo andare peggio. E infatti va anche peggio. La paura fa 90, e non solo. Il gol che spezza le gambe ce lo facciamo praticamente noi. Rimessa laterale, nessuno che va in pressing, johanson tira male, ma basta. De rossi, involontariamente ci mette la gamba ed 1 a 0. Finisce così. Il buio. Al fischio finale, la situazione precipita. Il malcontento negli spogliatoi è ai massimi storici. La possibilità di non andare al mondiale, dopo non essere mai stata presa in esame, inizia a prendere contorno. La delusione del gruppo si mischia alla rabbia. Le scelte del C.T. iniziano a diventare indigeste per il gruppo. Le voci arrivano all’orecchio di Ventura. Il resto viene da se. “Fatela voi la formazione, io me ne vado” esplode così lo spogliatoio. Il capitano Buffon, capisce che il momento è troppo importante. Si va avanti con Ventura almeno fino al ritorno, il tempo è troppo poco per cambiare. La frattura però sembra ormai irricucibile, il muro inizia inesorabilmente a sgretolarsi.



PRANZO INDIGESTO. CACCIA ALLE SPIE MONDIALI

Il mare in cui navigare non è mai stato così agitato. Sono giorni in cui si decidono le sorti del nostro Paese. Le 3 giornate di Milano. Stavolta la storia dobbiamo scriverla noi. La confusione regna sovrana. Si cambia ancora. Non nel modulo ma negli uomini. Dentro le geometrie di Jorginho e il rispolverato Gabbiadini. Ancora fuori il 10. La vigilia che dovrebbe viversi con serenità e lucidità viene stravolta da un pranzo indigesto. Troppi giornali che azzeccano la formazione, tutte indiscrezioni che riflettono in pieno le voci nella mente di Ventura. Il C.T. è indispettito, i grilli nella testa iniziano a diventare pesanti. Il pranzo della vigilia diventa fatale. Chiede ai suoi collaboratori più stretti se ci sono delle “talpe”. Se qualche giocatore abbia riportato all’esterno le scelte di formazione, comunicata in un gruppo whastapp della nazionale (fonte Sky). Lo staff impreparato dice di pensarci solo dopo la partita di lunedì e l’eventuale qualificazione. A 24 h dalla partita più importante della sua vita, e della nostra, Ventura pensa a fare la caccia alle streghe. Il peggio è vicino.

SPAREGGIO ATTO SECONDO: L’APOCALISSE È REALTÀ, SIAMO FUORI DAL MONDIALE. “MA NON MI DIMETTO”

Arriva l’ora della verità. San Siro è pieno, bellissimo, tutto azzurro. Dopo tutto, nonostante le polemiche, le talpe, e tutto ci si crede. Perchè siamo Italiani, e alle polemiche ci siamo abituati, un pò perchè nei momenti di sofferenza sappiamo tirare fuori l’orgoglio tutto Italiano. L’approccio è quello giusto, le idee ancora poche. Si cerca di rimediare con il cuore e la voglia. Sfioriamo un gol che sarebbe vitale, ma niente. Solo urla strozzate in gol, quando Immobile si ferma a 2 cm dal gol. Granqvist chiude sul più bello, speranze e primo tempo. 45 min ci separano dalla tragedia. Ma no, non ci pensa nessuno ancora, meglio non pensarci. Tanto entra Insigne e la risolve. Lo vogliamo tutti. I minuti scorrono, veloci, velocissimi. Il risultato è fermo lì, nemico invicibile, il 10 non entra. Florenzi bacia il pallone, il cuore si stringe, è l’ultimo pallone. Ci si gioca la vita. Non entra, nemmeno quello. È FINITA. TUTTO NERO. Siamo fuori dal mondiale. Dopo appena 60 anni di storia. Abbiamo perso tutti, un fallimento epocale e corale. Il responsabile tecnico però e principale è il commissario tecnico. La conferenza post partita si svolge in un clima surreale. Le dimissioni sono il minimo che si possa aspettare, le domande arrivano puntuali. “Non mi dimetto, devo parlare con Tavecchio”, è proprio vero, al peggio non c’è mai fine. La poltrona anzi in questo caso la panchina vale più della dignità. L’incubo è arrivato, ma non è bastato.



VENTURA ESONERATO – TAVECCHIO SI DIMETTE. MEGLIO TARDI CHE MAI, ANZI TROPPO TARDI

Sono ore di fuoco. Sono ore buie. Il risveglio fa male. È il giorno dove si realizza, dove si mette a fuoco. È il periodo più basso della nostria storia pallonara. Arrivano i primi verdetti. A Tavecchio servono 48 h per fare chiarezza. L’esito è scontato. Ventura esonerato, dopo un susseguirsi di dichiarazioni al limite dell’assurdo. Dopo prime voci di dimissioni poi respinte, l’ex tecnico del Toro resiste alle pressioni di un paese intero, il richiamo di queli 800 mila euro è troppo forte, meglio farsi cacciare e poi sparire. Per sempre, si spera. (sempre sul piano sportivo)

La settimana passa lenta. La rabbia diventa tristezza. Il campionato ci restituisce Lorenzo il Magnifico. Aumentano i rimpianti. L’anno zero della nazionale riparte dal consiglio di stamattina. Le voci si rincorrono, e trovano conferma anche qui. Carlo Tavecchio si dimette dall’incarico di presidente della FIGC. “L’unica mia colpa è non aver cacciato Ventura nell’intervallo”. È un gioco al massacro, nel paese dello scarica barile. Il gatto che si morde la coda, l’uno che dà la colpa all’altro. Un comportamento immaturo, irresponsabile e senza senso. L’unico aspetto positivo è che, le poltrone adesso stanno saltando. Finalmente.



IL VENTO STA CAMBIANDO? SI SPERA

Noi non vogliamo attaccare nessuno, non sarebbe giusto. Massacrare le persone, è un gioco pericoloso e inutile a volte. L’unica cosa da fare è semplicemente riconoscere le colpe, di un sistema sottosopra, che non sistema niente. La vittoria ha tanti figli, ma la sconfitta ha un solo padre, ed è sbagliato. Sarebbe inpensabile riconoscere tutte le responsabilià ad un uomo solo.

Abbiamo perso tutti. Ha perso e sbagliato Ventura, immerso nella confusione, nello scegliere moduli sbagliati e giocaori inadatti o fuori forma e fuori ruolo. Ha perso nella paranoia, nel combattere contro i mulini a vento. Contro un nemico immaginario, sentendosi vittima di un sistema. Ha perso e sbagliato Tavecchio, che scarica la colpa, ad un allenatore che ha scelto e voluto lui. Ha sbagliato nelle dichiarazioni, nei modi e nei tempi. Hanno perso e sbagliato i giocatori. 0 gol in due partite alla Svezia, è poco, anzi nulla. La voglia e il cuore, senza idee, gioco e talento non servono. È questa la triste verità. Forse adesso le teste e le poltrone iniziano a saltare, l’auspicio è una svolta, una rinascita.

Servono uomini, di calcio. Che vivono di calcio, con idee e competenze. Servono grandi campioni del passato come dirigenti. Non gli amici degli amici, messi lì. Serve un C.T. che sappia cosa vuol dire vivere e giocare per la vittoria. Che sappia gestire i momenti difficili. Servono investimenti e riforme nei settori giovanili. Servono idee. Serve tanto, tutto questo.

Siamo caduti, male pure. Molto in basso, più di così impossibile, ci rialzeremo non ora, non domani. Il vento deve cambiare, la testa va rialzata per forza. IN BOCCA AL LUPO ITALIA!

 

 



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