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Man Of The Week: Milinkovic Savic, l’acciaio dei Balcani, l’oro della Spagna

Il momento è arrivato. È finalmente la stagione, la sua stagione. Doveva arrivare. Nei piedi e nel corpo del ragazzo si intravedeva l’identikit della predestinazione. È una storia che parte da lontano, Lleida, Spagna come culla d’origine, la Serbia come culla del cuore. Spagna e Serbia, saranno forse le chiavi del successo, anzi lo sono già da ora. Siamo di fronte all’ennesimo talento della generazione magica. Gli anni 90, partoriscono un altro, meraviglioso ragazzo. Un intreprete divino e potente del gioco. È Milinkovic Savic, o meglio L’oro dei balcani. Tare lo strappa alla concorrenza  senza molta fatica neanche, 7 milioni bastano per portarlo nella capitale. Il resto è unico. Si unico. Le prime due stagioni fanno intravedere il prequel di quello che sta per diventare un colossal del calcio italiano. Il regista perfetto mister Simone Inzaghi, lo mette lì in mezzo, il film è scritto, gli applausi vengono giù copiosi ad ogni rappresentazione. Solo Pogba prima di lui, aveva calcato i nostri prati Italiani, in questo modo. Gioca un calcio imperioso e leggero, forte e prezioso. Un giocatore nba (come l’ex bianconero) sbarcato nell’arena sbagliata. La passione per la palla arancio da piccolo era forte, la madre grande sponsor in famiglia cercò di portarlo verso il canestro, gli esiti li conosciamo già. Per fortuna verrebbe da dire. L’arena sì è quella giusta. Segna un 3 gol alla prima stagione, 7 in 34 presenza la seconda annata, ma non basta. Lo sanno tutti, lo sa anche lui. È il suo modo di giocare che cambia. Mezz’ala con licenza di uccidere, match e difese. Un todocampista, che comanda il centrocampo e domina partite e avversari. Un metro e novantadue di calcio moderno, sinfonico. Una sinfonia rock, un paradosso bellissimo di un sport altrettanto bello. Grosso, imponente e bello, bellissimo. Nelle sue giocate, nel suo modo di intendere il football ci sono i suoi elementi primordiali. Spagna e Serbia, Serbia e Spagna. La classe e il palleggio iberico, l’amore per la giocata barocca, la ricerca del bello. La tecnica. Gli scavetti al limite dell’area a liberare il compagno alle spalle della difesa sono uno splendido esempio. E la potenza, la forza del nord, la guerra dei balcani. Il 21 gioca con una prepotenza fisica sugli avversari disarmante. Porta puntualmente alle giostre i suoi dirimpettai, li sovrasta. Vola come l’aquila biancoleste, prende l’ascensore quando deve colpire di testa. E i numeri riflettono il cambiamento. Se il dizionario prima diceva promessa, adesso consultare la voce certezza. È leader, tremendamente leader, tecnico e caratteriale. Già 7 gol stagionali, 5 in campionato in 15 presenze. Gli ultimi 3 di fila, gli ultimi due in coppia. Due gemme, accecante la prima. Gli applausi stavolta, (come capita solo ai grandissimi) arrivano anche dalla platea opposta. Ammirano tutti, vincitori e vinti. I suoi sono sotto 2 a 0 quando il cronometro segna 20 min. Serve reagire, serve il Sergente. Bisogna metterli in riga. Classico contrasto vinto con il diretto concorrente, protezione del pallone con il corpo per tenere l’avversario lontano dalla zona calda, carezza di suola del pallone (quasi alla brasiliana) e sinistro che taglia il prato, bacio al palo e partita riaperta, con una giocata da spiaggia, da campetto, da fenomeni anzi. Con il destro invece da fuori, per la rimonta. + 6, per Milinkovic Savic splendido centrocampista e ormai bonus vivente in movimento. In movimento come la poesia, che esprime con il suo gioco. Un calcio di lotta e di governo, 7 milioni adesso non basteranno più per strapparlo via dalla sua Lazio. Adesso finalmente il momento è arrivato, è la sua stagione. È Milinkovic Savic, il ragazzo venuto da lontano, l’acciaio dei Balcani, L’oro della Spagna.

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