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Man Of The Week: Marek Hamsik, l’uomo della storia

È una storia d’amore, e di passione. E di tanto altro. E come tra due innamorati ci sono appuntamenti più importanti di altri, ci sono giorni indimenticabili, da immortalare nella memoria dei ricordi. Giorni che ti travolgono, con la loro ondata di emozioni, che da sempre regolano tutto. È l’amore folle, di un popolo, di una città, di una squadra e il suo ragazzo, il suo capitano, il suo simbolo ormai. La faccia è di quelle pulite, il sorriso timido di chi, preferisce stare in silenzio, parla il campo. La cresta è sempre alta, ( solo in testa ovviamente). 10 lunghi, lunghissimi anni, un crescendo di attimi, sogni, speranze e avventure. Era il lontano 2007 quando ingenuità e voglia di stupire accompagnavano Marek nel mondo dei grandi. La cresta ancora non c’era, il tempo però sarà galantuomo. Adesso l’azzurro è inchiostro su pelle, la mano batte forte sul cuore dopo ogni gol, ma dopo gli ultimi forse batterà un po’ di più. La stagione scorsa fa rima con record per Marek. La leggenda si avvicina, la storia dice Maradona – 3. Tutto così in fretta, così vicino, così dannatamente bello. Sembra talmente bello, da diventare impossibile da raggiungerlo. È il fascino delle cose proibite, superare il mito Diego, a casa sua, l’uomo degli scudetti, della gloria. Quasi un azzardo, lesa maestà. Un peso troppo grande sulle spalle del ragazzo, che inizia la stagione con le gambe pesanti e la mente offuscata. Troppi giri a vuoto, e le partite che iniziano a finire troppo presto. È il minuto 60, e puntualmente la lavagnetta segna 17 rosso, è la triste roulette del casinò di Marekiaro, che però da vero leader, rimane in silenzio. I veri uomini, i grandi giocatori sanno il momento, capiscono che se non si è al massimo, bisogna far posto ad altri. La squadra è più importante, conta solo vincere. È il primo ottobre. Al San Paolo arriva il Cagliari, e succede quello che aspettavano tutti. Mertens con l’esterno imbuca alle spalle della linea ospite, il 17 apre il piatto e via sotto la curva. Nessuno ci pensa, no anzi ci pensano un po’ tutti. Meno 2, la corsa è ricominciata. Le prestazioni iniziano a lievitare, la cresta, finalmente sta tornando ad altezza naturale, però quei gol che lo separano da tutto, sembrano ostacolo a gambe e mente. Ogni occasione sembra quella buona, ma no. L’attesa del piacere è essa stessa il piacere, o forse è solo un esercizio di autolesionismo. Un attesa spasmodica di qualcosa di bello, meraviglioso, unico. Si arriva a Dicembre, il mese dei regali, da scartare sotto l’albero o sul prato chi lo sa. Si consuma tutto in 7 giorni, o meno. Prima l’Olimpico di Torino. Gli azzurri passeggiano sui granata, basta un tempo. 0-3 all’intervallo con la griffe d’autore del capitano, che sotto l’incrocio ( come tanti anni fa contro la juve) firma 3 punti e aggancio al Re. 115. Come Maradona. Fa già impressione così. Al San Paolo 7 giorni dopo nel turno prenatalizio arriva la Samp di Giampaolo. Esteti contro. L’allievo che mette anche in difficoltà il maestro, sotto due volte. Apre Ramirez dai 30 m (e oltre), Allan riporta tutti alla normalità. Il rigore però spesso è sentenza, e fa male quando dagli 11 m va l’ex, amato subito, odiato poi e perdonato ora. Il Quaglia mette il sorpasso. Si va colpo su colpo, si attacca tanto, si difende poco, e male. Lorenzino a modo suo, al volo impatta, pallone a centrocampo. 2 a 2. Adesso dopo lo spavento scampato, l’inerzia della gara spinge a favore dei partenopei. Il Napoli ci prova, ci crede, ne ha di più, anzi è semplicemente più forte. Lo sanno tutti, lo sa anche lui. Il lato di sfondamento scelto dai padroni di casa è il destro, Mertens lascia il cuore dell’area per prendersi la profondità. Traversone morbido in area senza guardare. Poi tutto si ferma. È successo. Succede tutto. Pochi secondi, istantanee scolpite nel cuore di un popolo, anzi di tutti. Sono 116. Più di Diego, Marek Hamsik recita la statistica è il massimo marcatore della storia del Napoli. La corsa è quella solita, l’esultanza tranquilla, nessuna maglietta a custodire il momento. È la storia che si palesa. Tutto si ferma pochi attimi, per poi ripresentarsi. Serve qualche secondo per pensare, per godersi quella gioia effimera chiamata felicità. Marek è storia, per una città che vive di calcio, innamorata della sua squadra. Marek è storia per i bambini anzi e’ scugnizz che sognano, con un pallone in mano, a schivare motorini, e le porte con gli zaini. Hamsik è diventato capitano con il tempo, ha saputo aspettare. Ha saputo gestire i momenti difficili, come le panchine, in silenzio, i cinque ai compagni e le pacche sulle spalle, come a dire “il meglio deve ancora venire, e il meglio sei tu”. Come un regalo inaspettato, sotto l’albero, nel mese dei sogni, dei bambini ma anche un po’ di tutti. Tutti in una volta, due di fila. Sotto Natale 115 e 116, record, storia amore e follia. È una storia d’amore, ma ti tanto altro, che non è finita qua. Noi però per un po’ vogliamo fermarla, al minuto 39′ del 23 dicembre 2017. È la favola che si fa realtà. È Napoli, e il Napoli ai piedi del suo gigante, innamorati di quella faccia pulita, e di quella cresta alta, del suo simbolo, leggenda e capitano. È Marek Hamsik, l’uomo della storia.

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