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Man Of The Week: Amadou Diawara, Gol, destino e speranza

Per grandi imprese si sa è necessario essere un tutt’uno, condividere gli stessi obbiettivi, lottare per gli stessi sogni, nel calcio poi, che è la sublimazione del gruppo per eccellenza lo spogliatoio diventa strumento di culto, quelle mura si intingono di sacralità, vietato infrangerle. A Napoli è tempo di sogni importanti di obbiettivi lontani una vita e mai come ora così vicini, un tricolore vinto contro i rivali di sempre, i più odiati, sarebbe e farebbe storia a quelle latitudini i ragazzi lo sanno, ora o mai più. Ecco che ritorna prepotente nella mente e negli occhi di chi guarda, legge o commenta il famoso patto scudetto di inizio anno, come un ultima cena profana, un patto di sangue quasi. Siamo al rush finale, l’ultima curva prima del rettilineo, e le speranze sono intatte, la Juve fa sempre la Juve, è lì davanti il distacco recita -4, tutt’altro che mission impossible, lo scontro diretto poi sa di ultimo duello tra due pugili stanchi, all’ultima ripresa. Chi scaglia il primo gancio va al tappeto. Sarri che di solito si fida tantissimo dei suoi titolarissimi, deve capire che anche gli uomini nelle retrovie diventano importanti, sono gli attori non protagonisti che devono garantire la statuetta più ambita. Tra i dodicesimi c’è la giovane sagoma di Diawara, con la classica leggerezza dei giovani, che in silenzio e sorridente aspetta il suo turno. Sono rare le apparizzioni del talentino Africano, Jorginho è il cervello del Napoli, e si sa senza la testa tutto il sistema va in difficoltà. Il guineano però non difetta in qualià e soprattutto personalità, anche 11 metri contro il City in champions per lui furono passeggiata di salute. Bene a sapersi verrebbe da dire, visto che la scorsa Domenica arrivava il Chievo in cerca di tirarsi fuori dalle sabbie mobili della zona retrocessione, e il play di fiducia è out causa squalifica. Gioca il ragazzino. Tocca al lui. È la solita prestazione napoletana, il palleggio è costante, gli altri non la vedono mai, per Diawara è la più facile delle partite, può creare le trame di gioco senza particolari affanni. Il giro palla c’è ma non è quello dei giorni migliori però, l’intensità è bassa, pericoli in zona Sorrentino quasi nulli. Si va a riposo. L’ansia inizia a spargersi a macchia d’olio sulle tribune del San Paolo, l’ombra ingombrante di una Juve che scappa annerisce le menti e le gambe della banda Sarri, che insieme al caldo e alla stanchezza sbandano. Koulibaly, autore fino ad ora di una stagione da album delle figurine, si prende un eccesso di confidenza in disimpegno, Giaccherini ha un autostrada, Stepinski viene servito e abbatte Reina. Cala il sipario a teatro. Niente applausi però, c’è chi piange addirittura sugli spalti, qualche fischio di troppo sul figlio di napoli inizia a piovere e Lorenzo non reagisce benissimo. Signora che scappa a +7 e tanti saluti, il verdetto è troppo pesante, c’è un patto da rispettare un sogno da inseguire, da accarezzare e se anche non dovesse concretizzarsi però almeno va mantenuto intatto fino alla fine. Mancano pochi minuti, Lorenzo si scorda dei fischi e fa quello che sa fare, cros liftato sulla fronte di Milik che lo pettina nell’angolo lungo, anche super Sorrentino deve arrendersi. 1 a 1 ma non basta, serve il cuore, lo stadio capisce e inizia a tremare, non si canta più, al San Paolo si prega, le lacrime diventano coraggio, e poi gioia. L’ultima lancetta d’orologio coincide con l’ultimo giro alla bandierina, la mischia si accende la palla va dove deve andare. Il tempo si ferma, la carriera del ragazzino, ricomincia da lì. Diawara se la ritrova sul destro che gira e va sotto il sette. Apoteosi, corsa, urlo, tutto. Il campionato del Napoli è finito ed è ricominciato al minuto 93 di Napoli – Chievo, insieme alla carriera di un 20 enne Africano, baciato dal destino. Un gol che forse non cambia le gerarchie, Jorginho dalla prossima gara tornerà al suo posto, ma è un gol che vale tanto. A Napoli ci credono ancora, è tempo di sogni lunghi una vita, è la ruota della fortuna, il destino che forse alle 17 di una domenica pomeriggio primaverile aveva la maglia numero 42 del Napoli.

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