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Man Of The Week: Kalidou Koulibaly, testata scudetto!

Ci sono partite diverse da altre, momenti dove capisci che quello che ti circonda ha un sapore mai provato, un atmosfera che merita di essere vissuta, raccontata, anzi giocata. Mai come quest’anno il duello scudetto è stato bello, è l’aggettivo a volte più semplice, rischia di banalizzare il concetto ma è veramente la descrizione fedele del momento del nostro torneo. Un campionato da alcuni bistrattato, da molti criticato per livello tecnico, o poco allenante per le nostre big in vista delle grandi notti europee. Eppure è bello, forse meno spettacolare di altri ma bello, prima e seconda della classe sono abbracciate, l’una la forza dell’altra, colpo su colpo. Quello dello Stadium di domenica scorsa diventa scontro direttissimo. La classifica recita Juve 85 – Napoli 81, se vincono le zebre discorso chiuso, pareggio quasi, vittoria azzurri si torna a ballare. Questa volta è diverso, le sensazioni, le giocate, lo stadium pieno, è il gran galà del nostro calcio, è il duello più bello d’Europa, è Juve – Napoli. Il copione è scritto, gli interpreti eseguono, i Sarriani pressing feroce sulle uscite dei bianconeri, la banda Max invece, linee strette e cercare di pungere con la qualità e la velocità dei suoi gioielli d’attacco. Al napoli la recita però riesce meglio, la Juve non è mai pericolosa dalle parti di Reina, solo un palo su un piazzato di Pjanic deviato da Callejon. Gli ospiti producono la solita mole di gioco, occasioni non limpidissime ma in serie, e ritmi altissimi, che asfissiano le fonti di gioco bianconere. A riposo però è 0-0. La ripresa è un esaltazione della tattica, dove noi italiani siamo i migliori, il tempo non è nemico di chi gioca per un solo risultato, le prime della classe sembrano annullarsi nella verifica più importante quella di fine anno. Le lancette scandiscono il ritmo del cuore e del duello, come due pugili alle ultime riprese, chi sferra il gancio finale manda l’altro al tappeto. L’ultimo giro alla bandierina tocca al napoli, è lì, è quello il momento. Il tempo si ferma, sul cronometro quel minuto 90 impresso come una sentenza, l’ultima speranza. È una montagna nera, elegante, potente che si insinua nelle incertezze e nelle crepe di una signora ormai stanca, un K2 da scalare che diventa imperioso, impossibile da prendere, bellissimo da guardare per i tifosi azzurri. Il tempo ritorna a scorrere quando ormai partono gli abbracci, tutti per il 26, l’uomo che non ti aspetti che spazza via paure e alimenta sogni e preghiere. Lui però in questo cammino c’è sempre stato, al suo posto, bello e preciso dietro, letale davanti. Sono 5 i gol in campionato, questo però diverso, forse, anzi, sicuramente il più importante della sua vita come da lui stesso ammesso. Perchè in fondo nella vita come nel calcio, ci sono partite diverse da altre, dove l’atmosfera merita di essere vissuta, raccontata, giocata anzi Vinta. Con il cuore, con le gambe, con la testa. Adesso la classifica dice che solo un punto separa le due armate, 25 giorni alla fine. Saranno notti di passione a Napoli, saranno notti di cose importanti, di sentimenti tenuti in vita, da una montagna nera e buona, che per un minuto ha fermato il tempo e abbattuto le certezze bianconere.

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