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Man Of The Week: Giovanni Simeone, pallone a casa, sogni infranti



Quando il fùtbol ce l’hai nel sangue, e non perchè sei argentino ma perchè è il sangue paterno che scorre nelle vene e contamina sogni e passioni tutto può essere facile. Dipende da te, devi avere spalle larghe, testa salda sulle spalle e talento, quello serve sempre. Un cognome a volte può essere importante e ingombrante di conseguenza per chi viene dopo nell’album di famiglia. È una categoria in bilico quella dei figli d’arte, alle prese con una vita e un successo da conquistare, lontani dalle radici del passato, senza essere accostati a chi prima di loro aveva preso copertine e acceso luci di stadi importanti in questo caso. Questa è la storia di chi figlio d’arte ha smesso di esserlo forse definitivamente una domenica di Aprile dalle parti di Firenze. Figlio dell’arte potremmo dire o semplicemente Giovanni Simeone. È il campo unico giudice sovrano, il prato emette sentenze senza possibilità di appello. Se vali, vai avanti, sennò ti perdi per strada. Giovanni di strada ne ha fatta tanta, sono più di 10 mila i Km che seperano la sua Buenos Aires da Genova. È il segmento della felicità per il cholito, il viaggio giusto per un ragazzo con la stessa fame del padre ma con la voglia di essere chiamato per nome. Il biglietto della fortuna è quello giusto, Genova lo accoglie come a casa e le attese sono ripagate subito. 12 gol al primo vero anno da protagonista nel nostro torneo, con ciliegina speciale il 27 ottobre 2016. GENOA 3- 1 JUVENTUS, doppietta in 10 min per il piccolo bomber che abbatte la signora e si prende l’abbraccio della sua nuova casa. Valigie che si spostano in fretta, c’è un futuro da prendere, serve correre su quel treno. La fermata è nella bellissima Firenze, capitale di bellezza, arte e di calcio. Ad aspettarlo come compagno, amico e collega di reparto un altro figlio del calcio. Federico Chiesa, e Giovanni Simeone quasi fatto apposta.Nel nome dei padri, per diventarne meglio. In un anno di grandi rivoluzioni nella viola, si riparte dai ragazzini terribili, con il futbol nel sangue sin dalla culla. La fame per un argentino è dote gratuita la si eredita “por la calle” (per strada) se poi sei figlio di Diego Simeone la garra ce l’avrai sempre come compagna di banco.“Gli altri parlano, tu allenati, per non farli parlare più” è quasi un mantra paterno per il piccolo bomber, è un insegnamento di vita e per la vita scolpito a fuoco su pelle e cuore. E infatti i risultati arrivano, mister Pioli regala le chiavi dell’attacco della Fiorentina al cholito. La fiducia è ripagata con gol e prestazioni di cuore che fanno innamorare anche la gente. La corsa sotto la Fiesole dopo ogni centro diventa patto di cuore spontaneo con il suo nuovo pubblico. Stagione positiva, sono 10 i centri al primo esame in una realtà importante. Annata che vive su un altalena di alti e bassi, ma si può comprendere vista l’età e la poca esperienza. Poi il picco, l’acuto che non ti aspetti, l’apice. Il Franchi è vestito a festa, come nelle grandi occasioni, la classifica da ancora speranze europee e in toscana arriva la seconda della classe, alimentata da sogni scudetto. Il napoli ha un biglietto da visita che non lascierebbe spazio a fantasie estreme, lo score recita un imbattibilità in trasferta che dura da quasi 2 anni. Sono 547 i giorni senza sconfitta per la banda Sarri lontana dal San Paolo. I padroni di casa mettono in campo però l’incoscienza dei loro giovani, e la sana follia di chi sa che con le proprie armi può fare l’impresa. Bastano solo 6 minuti per la prima svolta. Koulibaly da eroe, a imputato in una settimana, stende Simeone lanciato a rete. Il var corregge, non è rigore ma è doccia anticipata e freddissima per l’uomo dello stadium, e per i 3 mila tifosi azzurri presenti a firenze. Il calcio si sa, è sport nato da un idea del Diavolo, come direbbero alcuni, da e toglie, in pochissimo tempo. Senza guardare in faccia nessuno, senza sosta. Il pari regge poco, il Napoli esce dalla partita con la testa prima ancora che con le gambe e Biraschi alla mezz’ora indovina il lancio giusto, stesso schema di prima, con il 9 viola che attacca la profondità, lascia la targa a Tonelli e infila sotto le gambe di Reina. C’è rabbia nell’esultanza, la stessa di chi 20 anni prima lo aveva preceduto con il suo stesso nome sulle spalle. Rabbia per aver superato un momento difficile sul campo, e fuori. La ripresa è già scritta, si gioca solo con il cronometro, le statistiche e traguardi personali che aumentano quando su un corner il cholito arriva di nuovo prima di tutti a mettere la zampata ammazza napoli. È il colpo del K.O. 12 gol in campionato e traguardo dello scorso anno raggiunto. Ma c’è ancora tempo per esagerare, per mettere piedi e faccia sulla lotta scudetto forse. Chiesa quasi a tempo scaduto inventa, difesa azzurra ormai sotto la doccia, diventa una fuga per la vittoria per Simeone che resiste a Mario Rui e ancora di sinistro porta il pallone a casa. 13 in campionato record personale centrato, e spallata forse decisiva alle ambizioni di gloria di un Napoli mai in partita. Tre gol per mettere un sigillo personale alla partita e al campionato tutto, pallone a casa e messaggio forte a chi parla, a chi guarda a tutti.  C’è un passato importante che adesso però non conta più, c’è un cognome che forse dopo questa domenica di aprile non fa più ombra. “Nel corso del tempo ho voluto dimostrare che io sono Giovanni. Non è facile convivere con la sua grandezza, per questo diventerò più forte di lui”.



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